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Gentil Centro Blog · Psicologia

Il complesso di Edipo nel bambino secondo Freud

Una lettura psicoanalitica del conflitto edipico, della paura di castrazione e del passaggio che conduce il bambino fuori dalla relazione esclusiva con la madre.

Autrice
Categoria Psicologia
Lettura 4 minuti
Illustrazione dedicata alla psicologia e alla psicoterapia presso Gentil Centro
Una lettura simbolica dello sviluppo infantile e delle tracce che accompagnano le relazioni future.

Il complesso di Edipo nel bambino è, secondo Freud, una tappa fondamentale per lo sviluppo della soggettività, ma anche un momento delicato da cui può svilupparsi la nevrosi.

Il complesso di Edipo nel bambino come tappa dello sviluppo

Il complesso di Edipo nel bambino, tappa fondamentale per lo sviluppo della soggettività ma anche momento delicato da cui può svilupparsi la nevrosi, per Freud prende una forma specifica rispetto a quanto avviene nella bambina.

Vediamo qui cosa accade nel bambino.

Freud si muove nel campo dell’allegoria

È necessaria una precisazione: Freud si muove nel campo dell’allegoria, del simbolo, per descrivere ciò che avviene nell’inconscio.

Nell’analisi, poi, quelle che emergeranno saranno delle tracce, non il ricordo cristallino del dipanarsi dell’Edipo per come lo racconta Freud.

Una precisazione importante

L’Edipo non va letto come una cronaca letterale, ma come una costruzione simbolica che aiuta a pensare ciò che accade nell’inconscio.

Per un inquadramento storico e teorico della psicoanalisi freudiana, puoi consultare anche la voce dedicata a Oedipus complex su Encyclopaedia Britannica .

La fase tra i 3 e i 5 anni

Il presupposto è quello che dicevamo nei post precedenti: in una certa fase del suo sviluppo, tra i 3 e i 5 anni, in pieno innamoramento per la mamma, il bambino è estremamente concentrato sul suo pene.

Ci gioca, lo confronta con quello degli altri, si accorge che c’è chi, come lui, lo possiede e chi, come la madre, no.

Rendendosi quindi conto che non è scontato che tutti ce l’abbiano, nel bambino si fa strada la paura di poterlo perdere. Addirittura, la paura diventa quella che glielo si tagli per punizione.

L’impetuosa attività di pensiero

Il bambino allora si arrovella, cerca di capire, fa mille congetture: chi ce l’ha, un pene come il suo? Più grande? Più piccolo? E papà, come ce l’ha? Forse la mamma ce l’ha, ma è nascosto?

In questa impetuosa attività di pensiero si va progressivamente delineando il conflitto centrale del complesso di Edipo nel bambino.

Preservare il fallo o restare legato alla madre?

Nel bambino si va a delineare un conflitto: preservare una parte di sé, il fallo, oppure restare invischiato nel legame con la madre, a prezzo di perdere il fallo per punizione?

Prima possibilità

Preservare il fallo

Il bambino rinuncia alla relazione chiusa con la madre per salvaguardare una parte fondamentale di sé.

Seconda possibilità

Restare invischiato

Il legame esclusivo con la madre viene mantenuto, ma al prezzo della minaccia di perdita e della paura della punizione.

Come si conclude il complesso di Edipo nel bambino

Se vince la prima opzione, preservare il fallo, il bambino si tira fuori dalla relazione chiusa con la madre.

Cioè esce dal complesso di Edipo nel bambino ed entra nel mondo delle relazioni, portando però con sé traccia di come se l’è cavata fino a lì.

Ciò che resta

L’uscita dall’Edipo non cancella ciò che è accaduto: lascia una traccia nel modo in cui il soggetto entrerà nelle relazioni future.

Luisa Dipino, psicoterapeuta presso Gentil Centro
Articolo scritto da

Luisa Dipino

Psicoterapeuta presso Gentil Centro. Accoglie la persona in uno spazio di ascolto attento, riservato e rispettoso, dove poter dare voce a ciò che si sta vivendo.

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